NOVITA' E CONSIGLI 07/2011
Il toro non sbaglia mai
Matteo Nucci
"Quegli occhi, quello sguardo sprezzante. Il toro è un animale magnifico, possiede una tracotanza, un'arroganza, anche nella morte. Non ho mai visto niente del genere tra gli animali. E io di fronte a quegli occhi non sono più riuscito a mettermici. Del resto, ognuno ha il suo toro, ognuno ha il suo toro. Si dice così, lo sai? Io ho i miei tori da sfidare ogni giorno, ogni benedetto giorno che affronto ho i miei tori da sfidare."
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La vita accanto
Mariapia Veladiano
"Una bambina brutta è grata a tutti per il bene che le vogliono, sta al suo posto, ringrazia per i regali che sono proprio quelli giusti per lei, è sempre felice di una proposta che le viene rivolta, non chiede attenzioni o coccole, si tiene in buona salute almeno non dà preoccupazioni dal momento che non può dare soddisfazioni.
Una bambina brutta vede, osserva, indaga, ascolta, percepisce, intuisce; in ogni inflessione di voce, espressione del viso, gesto sfuggito al controllo, in ogni silenzio breve o lungo, cerce un indizio che la riguardi, nel bene e nel male. Teme di ascoltare qualcosa che confermi quello che sa già, e cioè che la sua esistenza è una vera disgrazia.
Spera di sentire una parola che la assolva fosse pure di pietà.
Una bambina brutta è figlia del caso, della fatalità, del destino, di uno scherzo della natura. Di certo non è figlia di Dio".
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Il pontile sul lago
Marco Polillo
Inverno, estate, autunno e primavera. Tutte rivolte verso il lago tranne la primavera, la statua che era stata girata. Perchè?
Perchè era stata girata? La osservò con attenzione, cercò di leggere negli ochi della donna immortalata nella pietra qualche indizio, ma vi colse solo uno sguardo beffardo, quasi di sfida.
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Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen
Gianluca Morozzi
Dopo essere stato lasciato da una bellissima fidanzata simpaticamente nota con il soprannome di "Stregatto", Lajos porta avanti una vita tranquilla e abitudinaria: lavora in un negozio di fumetti, esce con i soliti tre amici e si gode i proventi di una vincita inaspettata. Ma il giorno di Natale viene sconvolto da un'incredibile rivelazione: la madre gli confida che tanti anni prima ha avuto una breve relazione nientemeno che con... Bob Dylan, e che lui è il frutto di quell'incontro fugace.
Pur avendo giurato di non parlarne mai con nessuno, da quel momento in poi Lajos stravolge completamente la sua esistenza: fonda una band dylaniana, studia allo specchio le proprie somiglianze con il fratellastro Jakob Dylan e, quando esce con qualcuno, finisce sempre per litigare quando l'argomento in questione riguarda le conversioni religiose del famosissimo cantautore. Ma cosa succederà quando Lajos avrà a che fare con una ragazza che possiede solo qualche cd di Madonna e un paio di dischi dei Queen?
I colpi di scena sono dietro l'angolo, in un romanzo che riflette sulla fama "galattica" (è davvero il caso di dirlo!) di un artista assolutamente magico: un'avventura di trascinante passione che la straordinaria inventiva morozziana dedica alla musica di Bob Dylan e a tutti i suoi fan.
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Storia della mia gente
Edoardo Nesi
“Il rumore di una tessitura
ti fa socchiudere gli occhi e sorridere,
come quando si corre mentre nevica.
Il rumore della tessitura
non si ferma mai,
ed è il canto
più antico della nostra città,
e ai bambini pratesi
fa da ninna nanna.”
“Questa è la mia gente.
La mia gente che in tutta la vita
non ha fatto altro che lavorare.”
Storia della mia gente racconta dell’illusione perduta del benessere diffuso in Italia. Di come sia potuto accadere che i successi della nostra vitalissima piccola industria di provincia, pur capitanata da personaggi incolti e ruspanti sempre sbeffeggiati dal miglior cinema e dalla miglior letteratura, appaiano oggi poco più di un ricordo lontano. Oggi che, sullo sfondo di una decadenza economica forse ormai inevitabile, ai posti di comando si agitano mezze figure d’economisti ispirate solo dall’arroganza intellettuale e politici tremebondi di ogni schieramento, poco più che aspiranti stregoni alle prese con l’immane tornado della globalizzazione. Edoardo Nesi torna con un libro avvincente e appassionato, a metà tra il romanzo e il saggio, l’autobiografia e il trattato economico, e ci racconta, dal centro dell’uragano globale, la sua Prato invasa dai cinesi, cosa si prova a diventare parte della prima generazione di italiani che, da secoli, si ritroveranno a essere più poveri dei propri genitori.
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