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Nouveautés & suggestions du 05/2013

Il sorriso di Niccolò
Maurizio Viroli

L’autore del Principe è stato una personalità complessa, inquieta, smaniosa di vivere le più diverse esperienze. Viroli ce le racconta in questo libro con grande gusto narrativo: gli incontri con i potenti, le amicizie e gli amori, i viaggi, i successi e le sconfitte. Intorno alla vita di Machiavelli scopriamo così

la Firenze dei Medici ma anche il gioco politico degli Stati italiani del Cinquecento, ricco di rovesciamenti e di colpi di scena.



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Ogni maledetto lunedì
Zerocalcare

Quasi due anni di blog. Uno spaccato generazionale divertentissimo, ma tutt'altro che disimpegnato; il manifesto di una generazione, raccontato attraverso le sfaccettate manifestazioni della coscienza, della morale e della cultura di Zerocalcare, che vanno dall'immancabile armadillo a un'infinità di icone dell'animazione, della TV, della cultura pop a cavallo tra anni Ottanta e Novanta. 
Corredato da quasi cinquanta pagine di materiale inedito a colori, Ogni maledetto lunedì su due è il più grosso volume di storie di Zerocalcare finora e documenta in maniera onesta, divertita e spietata la perdita delle illusioni e il bisogno di protrarre il più possibile il tempo in cui ci si può dire responsabili, senza ammettere di essere adulti.


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Come la penso
Andrea Camilleri

Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale.
Scrivo perché non so fare altro.
Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti.
Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato.
Scrivo perché mi piace raccontarmi storie.
Scrivo perché mi piace raccontare storie.
Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra.
Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto.


Un’autobiografia in forma di saggi e di racconti. Per la prima volta ecco il laboratorio creativo di Andrea Camilleri (con una parte dedicata a Montalbano e alla sua Vigata) attraverso un percorso ricco di personaggi, luoghi, piccoli e grandi eventi, e con incursioni nella letteratura, nella filosofia, nella politica. Che bellezza leggere i suoi ricordi di ragazzo, le “controstorie” della sua Sicilia, e poi recuperare l’Italia di ieri e di oggi, intrattenuti dalla sua inesauribile vena critica e ironica. Un ritratto a colori vivacissimi di come siamo e cosa pensiamo.


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Un bel sogno d'amore
Andrea Vitali

A Bellano gira voce che presso il cinema della Casa del Popolo verrà proiettato Ultimo tango a Parigi. Siamo nel febbraio del 1973, e per i vicoli del paese spazzati dal gelo si scatena una guerra senza frontiere. A combattersi, due fazioni ben distinte: da una parte gli impazienti che fantasticano a briglia sciolta sulle vertiginose scene di nudo che ci si aspetta di vedere sullo schermo; dall'altro, schierati con il parroco, coloro che pretendono di evitare a Bellano una simile depravazione, e snocciolano rosari come se fossero impegnati in una guerra preventiva contro il demonio. I tempi però sono cambiati, e nulla può fermare il «progresso» né, tanto meno, intralciare gli affari di Idolo Geppi, gestore del cinema, che ha provveduto per tempo a maggiorare i prezzi dei biglietti. Ma Idolo non è l'unico ad approfittare dell'occasione. Adelaide, giovane e volitiva operaia del cotonificio, mette con le spalle al muro Alfredo, il fidanzato eternamente indeciso su ogni cosa: o la porterà al cinema o lei ci andrà lo stesso, magari con quel bel fusto di Ernesto, che le ha già messo gli occhi addosso e che a lei non dispiace neanche un po', per quanto sia una testa matta e non ci voglia molto a capire che presto o tardi finirà per mettersi nei guai. Cosa che puntualmente accadrà di lì a qualche mese, quando Ernesto finirà implicato nel contrabbando di sigarette riuscendo a inguaiare la stessa Adelaide.

In Un bel sogno d'amore, con un pizzico di nostalgia e con grande divertimento, assistiamo alla messa in scena di un paese scosso dalla modernità che si insinua fra le contrade sotto forma di ammiccanti locandine cinematografiche, attraversato da una criminalità ancora romantica e pasticciona che gioca a guardie e ladri con i carabinieri della caserma locale inscenando sgangherate azioni fuorilegge, e animato dalla normalità di chi spera in un amore felice che possa coronare il sogno di una famiglia come si deve.

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Nessuno è innocente
Roberta de Falco

Chi era davvero Ursula Cohen, la signora dagli occhi di ghiaccio? E soprattutto: perché tutti la volevano morta? Ci sono molte cose che Ettore Benussi, commissario quasi in pensione della squadra mobile di Trieste, proprio non sopporta: i tipi che chiudono le telefonate con "ciaociaociao" ripetuto all'infinito; gli edifici anni Sessanta che rovinano l'urbanistica triestina; quella gran rompiscatole di sua figlia; la propria ingombrante pancia (motivo per cui ha appena cominciato, speranzoso, la dieta Dukan). E poi non tollera i casi complicati, e nemmeno quei due ragazzotti che lavorano con lui, gli idealisti e fin troppo zelanti ispettori Valerio Gargiulo, detto Napoli, ed Elettra Morin. È per questo che Benussi preferirebbe ritirarsi e scrivere, tra un sorso di grappa e l'altro, le vicende di un commissario che assomiglia a Montalbano. E invece no: sempre nuove gatte da pelare. Come il caso che tanto appassiona i suoi due sottoposti: la morte della vecchia Ursula Cohen, trovata senza vita nelle acque triestine. Per Benussi è chiaro, la signora è scivolata e annegata. Ma che ci faceva una novantenne a passeggio sulle Rive, in una notte di bora? E come mai - gli insinua il dubbio quella precisina dell'ispettrice Morin - chiunque la conoscesse ne ricorda solo l'infinita cattiveria, e sembra avere ottimi motivi per rallegrarsi della sua morte? Tutti tranne l'amica di una vita Renate Stein: la sola a sapere dell'orrendo segreto che Ursula Cohen si portava dentro...

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Point Lenana
Wu MIng 1, Roberto Santachiara

«E dunque, che razza di libro è questo? È un racconto di tanti racconti. Parla di esploratori e squadristi, di poeti e diplomatici, di guide alpine e guerriglieri, dell'Africa e delle Alpi Giulie. Attraversa i territori e la storia di quattro imperi. Parla di uomini che vagarono sui monti. Uomini che in pianura e in città indossavano elmi e armature, e solo in montagna si sentivano finalmente leggeri, finalmente se stessi. La montagna era tempo liberato, rubato al dover vivere, conquistato con unghie, denti e piccozza».

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L'ipotesi del male
Donato Carrisi

"Hai mai desiderato scomparire?"
C'è una sensazione che tutti, prima o poi, abbiamo provato nella vita: il desiderio di sparire. Di fuggire da tutto. Di lasciarci ogni cosa alle spalle. Ma per alcuni non è solo un pensiero passeggero.
Diviene un’ossessione che li divora e li inghiotte.
Queste persone spariscono nel buio. Nessuno sa perché. Nessuno sa che fine fanno. E quasi tutti presto se ne dimenticano.
Mila Vasquez invece è circondata dai loro sguardi. Ogni volta che mette piede nell’ufficio persone scomparse – il Limbo – centinaia di occhi la fissano dalle pareti della stanza dei passi perduti, ricoperte di fotografie. Per lei, è impossibile dimenticare chi è svanito nel nulla.
Anche perché la poliziotta ha i segni del buio sulla propria pelle, come fiori rossi che hanno radici nella sua anima.
Forse per questo, Mila è la migliore in ciò che fa: dare la caccia a quelli che il mondo ha scordato.
Ma se d’improvviso gli scomparsi tornassero con intenzioni oscure?
Come una risacca, il buio restituisce prima gli oggetti di un’esistenza passata. E poi le persone. Sembrano identici a prima, ma il male li ha cambiati.
Alla domanda su chi li ha presi, se ne aggiungono altre. Dove sono stati tutto questo tempo? E perché sono tornati?
Mila capisce che per fermare l’armata delle ombre non servono gli indizi, non bastano le indagini. Deve dare all’oscurità una forma, deve attribuirle un senso, deve formulare un’ipotesi convincente, solida, razionale… Un’ipotesi del male.
Ma per verificarla non c'è che una soluzione: consegnarsi al buio.

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Gli anni della peste
Fabrizio Gatti

Un giornalista infiltrato che si mette la tuta degli operai del gas per raccontare le follie di una banda di trafficanti di droga. Un killer della ’ndrangheta che al suo battesimo con la pistola non ha il coraggio di uccidere. Si guardano da lontano. Si studiano. Si incontrano. Due vite parallele. Un viaggio spietato. Dal Fortino della mala, il quartiere senza Stato di Milano, ai giorni della resa alla mafia, i nostri giorni. Il giornalista insegue la via dell’eroina in città e si ritrova al centro dell’estate atroce delle stragi di Cosa nostra. Rocco, vent’anni, il killer che rinuncia a uccidere, finisce in carcere. Con una sola ossessione: vendicare la morte di Luca, il suo capo, il suo compare fraterno, ammazzato su ordine dei clan. Il bisogno di vendetta di Rocco però si trasforma in desiderio di giustizia. Fino a convincerlo a testimoniare al maxiprocesso contro la ’ndrangheta al Nord. In cambio lo Stato gli offre la tutela e la possibilità di ricostruirsi una vita. Ma un mese prima dell’udienza, con un pretesto, gli toglie il programma di protezione. Rocco diventa così il primo pentito tradito dallo Stato. Il perché glielo rivela il giornalista che Rocco odiava fino al punto di volerlo gambizzare. Il perché è nelle confidenze di un funzionario di polizia che, già poche ore dopo le bombe di Cosa nostra a Milano e a Roma, parla di una trattativa in corso tra apparati dello Stato e boss. Il perché è nella realtà dei nostri giorni: dopo quell’estate atroce, l’Italia non è più la stessa. Rocco capisce così di essere una pedina sacrificata in nome della normalizzazione intorno a cui, da vent’anni ormai, convergono gli interessi di criminalità organizzata e apparati che si muovono trasversalmente nelle istituzioni. Fabrizio Gatti ci fa scoprire la mafia della porta accanto. Quella che si nasconde nei quartieri, negli uffici pubblici. Quella che ci tocca tutti da vicino. Quella che ha condannato l’Italia a diventare ciò che è. Il peso di cui ci dobbiamo liberare, se vogliamo tornare a sperare.

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Il posto delle donne
Rossana Campo

Parigi. Emma è una donna di trentacinque anni. Incontra una giovane ballerina di lap­dance, Maxine, e se ne innamora. Quando Maxine viene ritrovata uccisa in un parco della città, Emma decide di indagare sull'accaduto. Incontra un'altra amante di Maxine e la sua compagna, entrambe raffinate e torbide intellettuali, e l'ambiente omofobo e maschilista della lap­dance; nel frattempo comincia a frequentare Christelle, quarantenne eterosessuale, che inizia ai piaceri dell'amore saffico. La ricerca del colpevole prosegue sino a farle sfiorare un tragico omicidio di vendetta, che avrebbe colpito la persona sbagliata, ma fortunatamente approda a uno scioglimento felice. L'assassino si costituisce, e dichiara che di notte il parco dove Maxine aveva trovato la morte non era certo "un posto per donne".

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Tre anni luce
Andrea Canobbio

Certi amori sembrano distanti anni luce. Eppure a volte sono i più importanti, gli unici che contino davvero per noi: quelli che fanno nascere l’universo in cui viviamo. Cecilia e Claudio, medici nello stesso ospedale, imparano a parlarsi e a desiderarsi in un tempo cadenzato dalla ritualità dei pranzi, dall’infittirsi di conversazioni e confidenze, da un’attrazione reciproca che, per quanto intensa, non riesce a manifestarsi, come una costellazione non ancora tracciata. Ma a vederla da fuori la loro storia è visibilissima: visibili le cautele che li allontanano - sono un uomo e una donna che vengono da convivenze esaurite e tuttavia non spente, lei accesa da una tormentata maturità di madre, lui protetto da una polvere di timide certezze -, visibile l’amore che li unisce. È proprio allora che al loro tavolo siede un giorno la sorella di Cecilia, l’estroversa e generosa Silvia. In un gioco sempre più accelerato di rivelazioni e rincorse, Claudio, Cecilia e Silvia finiscono con l’abitare un triangolo singolare. E da lì in poi è come se l’amore cercasse un’altra strada, e questa strada s’aprisse il varco fra le scorie del passato, verso l’imprevedibile disegno di un nuovo universo affettivo.

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Aujourd'hui 12 December 2017

Tuesday 12/12, 18.57 /// PIOLALIBRI

Presentazione del libro "Quasi come sembra", ed. La Gru. In compagnia dell'autore Massimo Lapolla. Modera l'incontro Beppe Leonetti.
Massimo Lapolla (Torino, 1978). Fu politico da marciapiede, vive da qualche mese a Bruxelles, dove lavora alla rappresentanza della regione Piemonte. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo “Quasi come sembra” (Ed. La Gru) che racconta la storia bizzarra di 4 persone che si ritrovano a dover passare un mese in una villa sulle colline torinesi, senza possibilità di uscita. Il romanzo ha vinto il primo premio Laphroaig per l’opera più controversa, nell’ambito del Premio Augusta 2016. Scrive per non dimenticare, quando non si dimentica di scrivere.
 
 
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