“Abbiamo insistito tanto, e con pieno fondamento, su quel che l’Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato, e sulle grandi riserve di risorse umane e morali, d’intelligenza e di lavoro di cui disponiamo, perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto.”
Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia hanno visto una partecipazione popolare al di là di ogni aspettativa: iniziative promosse da istituzioni, scuole, piccoli e grandi comuni, associazioni locali, un’esplosione mai vista di bandiere tricolori. Si è così mostrata la profondità delle radici del nostro stare insieme come nazione, come Italia unita. Le parole scolpite nella Costituzione per definire la Repubblica – “una e indivisibile” – hanno trovato un riscontro autentico in milioni di italiani. Secondo la Carta costituzionale, il Presidente della Repubblica “rappresenta l’unità nazionale”. Giorgio Napolitano ha colto ogni occasione – nella difficile fase attraversata dal nostro Paese e dall’Europa intera – per dare risalto alle ragioni di dignità e di orgoglio nazionale che ci offre la storia del movimento di unificazione. Questo libro, nei diversi testi che lo compongono, tocca gli aspetti salienti di quel processo: la sapiente architettura ideata da Cavour, lo slancio eroico suscitato da Garibaldi, la partecipazione attiva della società meridionale alla costruzione dell’Italia unita, i profondi legami del movimento per l’unità nazionale con le esperienze europee, l’azione unificante della lingua e della cultura. Napolitano non nasconde le zone d’ombra e le promesse non mantenute, in particolare lo squilibrio tra Nord e Sud e l’attuazione lenta e parziale di quell’autonomismo, fino al federalismo, ben presente nelle visioni risorgimentali e infine nel dettato della Costituzione repubblicana. Ma proprio la consapevolezza delle durissime prove che l’Italia è stata costretta a superare per diventare un grande, moderno Paese europeo deve darci quella fiducia indispensabile per superare le ardue sfide che ci attendono.
Ci sono libri – quasi tutti – che si leggono in silenzio, prestando alle parole dell’autore, in mente, il suono della propria voce. Ce ne sono altri con cui invece non si può fare a meno di stare ad ascoltare il loro, di suono. Non semplicemente quello della scrittura, il ritmo della frase, ma proprio un suono vero, corporeo, con un timbro un tono e una cadenza. Sono libri che parlano, che hanno una voce. L’educazione delle fanciulle appartiene a questa seconda rarissima specie, e di voci ne possiede addirittura due, inconfondibili: quelle di Luciana Littizzetto e di Franca Valeri.
Non c’è bisogno di immaginarle, queste due «signorine per bene», basta leggere e le vedi, le senti, e le ascolti volentieri.
Una ha una compostezza tagliente, una gestualità ampia ma elegantissima, l’altra è decisamente più anarchica nei toni e nei modi (se la conversazione si svolgesse a un tavolino da tè, per dire, delle due lei sarebbe quella che si toglie le scarpe e cambia di continuo posizione sulla sedia), entrambe hanno uno sguardo irriverente che trasfigura ogni cosa, e un’ironia che seziona il mondo e poi lo ricuce a modo suo.
A chi, passando davanti a quel tavolino, le ascoltasse distratto, potrebbero sembrare davvero due signorine un po’ frivole e criticone, tutte intente a raccontarsi di primi baci e primi amori, scambiarsi commenti poco benevoli su certi uomini non proprio atletici o non proprio ben vestiti e lamentarsi delle madri e delle suocere. Ma basta tendere bene l’orecchio per rendersi conto che dietro quel chiacchiericcio fitto fitto ci sono due intelligenze spiazzanti, due grandi donne che delle donne (e degli uomini) hanno parecchie cose interessanti da dire. E più le ascolti, più ridi, e più ridi, più ti rendi conto che due signorine così conviene davvero prenderle sul serio.
Dalle lasagne surgelate alla letteratura, dal sesso all’economia domestica, dal lavoro ai consigli di bellezza alla maternità, questo irresistibile duetto letterario mette insieme ricordi, illusioni e delusioni, equivoci, sogni, ma anche luoghi comuni da sfatare o da reinterpretare (perché a volte dietro i cliché più inverosimili si nascondono insospettabili verità), attraversando le età di una donna, dall’infanzia alla vecchiaia, e quelle di un Paese, dagli anni Trenta a oggi (e immaginando, perché no, anche un futuro).
Curato da Samanta Chiodini (autrice della trasmissione Che tempo che fa), L’educazione delle fanciulle è un libro esilarante e serissimo, che parla di tutto o di tre cose sole: le donne, gli uomini, l’amore.
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